Avvisi da Lunedì 2 Dicembre a Domenica 8 Dicembre

Lunedì 02 dicembre
– Celebrazioni: ore 08.00 a Quistello; ore 09.00 a Quingentole.

Martedì 03 dicembre (memoria di San Francesco Saverio)
– Celebrazioni: ore 08.00 a Santa Lucia; ore 16.00 al R.S.A. “Ciclamini” di Quistello.

Mercoledì 04 dicembre
– Celebrazioni: ore 09.00 a San Giacomo; ore 19.00 a Quingentole con adorazione fino alle ore 21.00.
Quistello ore 21.00: incontro in teatro con i genitori dei ragazzi di V elementare, I e II media di tutte le parrocchie.

Giovedì 05 dicembre
– Celebrazioni: ore 09.00 a Quistello; ore 19.00 a San Giacomo con adorazione fino alle ore 21.00.

Venerdì 06 dicembre (memoria di San Nicola)
– Celebrazioni: ore 08.00 a Quistello; ore 09.00 a Quingentole.

Sabato 07 dicembre (memoria di Sant’Ambrogio)
– Celebrazioni: ore 17.00 a San Rocco; ore 18.00 a Malcantone.

Domenica 08 dicembre (Immacolata Concezione della B.V. Maria)
– Celebrazioni: ore 08.00 e 11.00 a Quistello; ore 09.00 a Nuvolato; ore 09.30 a Quingentole; ore 10.30 a San Giacomo.
San Giacomo ore 15.00: incontro con il vescovo Marco per tutti i componenti delle nostre comunità. L’incontro si svolgerà in questo modo: inizieremo con una meditazione del Vescovo Marco in teatro a San Giacomo; proseguirà con la preghiera del vespro in chiesa; seguirà un incontro di tipo pastorale in teatro (sempre a San Giacomo) e al termine cena buffet.

L’Avvento è attesa: questo mondo ne porta un altro nel suo grembo

Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano… e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «il vizio supremo della nostra epoca» (R. Panikkar). L’Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci. Per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento.
L’immagine conduttrice è quella di Miriam di Nazaret nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce. Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l’attesa, la conoscono dall’interno. Avvento è vita che nasce, dice che questo mondo porta un altro mondo nel grembo; tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. Tempo per guardare in alto e più lontano. Anch’io vivo giorni come quelli di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi sfiora in casa e magari ha gli occhi gonfi, di chi mi rivolge la parola; di cento naufraghi a Lampedusa, di questo pianeta depredato, di un altro kamikaze a Bagdad.
È possibile vivere senza accorgersi dei volti. Ed è questo il diluvio! Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati nelle infinite carceri del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, senza garanzia e speranza, derubati del loro futuro; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla. I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me, placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non so più sognare.
Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro… Mi ha sempre inquietato l’immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Cerco di capire meglio: perché so che Dio non è ladro di vita. Solo pensarlo mi sembra una bestemmia. Dio viene, ma non è la morte il suo momento. Verrà, già viene, nell’ora che non immagini, cioè adesso, e ti sorprende là dove non lo aspetti, nell’abbraccio di un amico, in un bimbo che nasce, in una illuminazione improvvisa, in un brivido di gioia che ti coglie e non sai perché. È un ladro ben strano: è incremento d’umano, accrescimento di umanità, intensificazione di vita, Natale. Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo. Tenersi pronti non per evitare, ma per non mancare l’incontro, per non sbagliare l’appuntamento con un Dio che viene non come rapina ma come dono, come Incarnazione, «tenerezza di Dio caduta sulla terra come un bacio» (p. Ermes Ronchi).

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