Avvisi da lunedì 26 febbraio a domenica 04 marzo 2018

Lunedì 26 febbraio

– Sante Messe: 8.00 Quistello e 9.00 Quingentole

Martedì 27 febbraio

– Sante Messe: 8.00 Santa Lucia e 16.00 Casa di riposo

Mercoledì 28 febbraio

– Sante Messe: 9.00 S. Giacomo e 16.00 Quingentole

Giovedì 01 marzo

– Sante Messe: 8.00 S.Giacomo e 9.00 Quistello (adoraz.)

Venerdì 02 marzo

– Sante Messe: 8.00 Quistello e 9.00 Quingentole

– dalle ore 13 alle ore 14 “digiuno e Parola”riflessione

del Vescovo in Duomo e Oratorio-Quistello in

streaming. Tema: “il vestito fa il cristiano”

Via Crucis

ore 15 San Giacomo e Quingentole in Cappellina

ore 16 Quistello in Cappellina

ore 21 Quistello via della Repubblica

ore 21 Quistello vie Verdi – Carducci – don Minzoni

ore 21 San Giacomo-Quartiere Navigatori

Sabato 03 marzo

– Sante Messe: 17.00 S.Rocco e 18.00 Malcantone

Domenica 04 marzo

– Sante Messe: 8.00 Quistello, 9.00 Nuvolato, 9.30 Quingentole, 10.30 San Giacomo, 11.00 Quistello

IL VANGELO DELLA II DOMENICA DI QUARESIMA

padre Ermes Ronchi “Così il Signore ha sognato il volto dell’uomo”

Dall’abisso di pietre al monte della luce, dalle tentazioni nel deserto alla trasfigurazione. Le prime due domeniche di Quaresima offrono la sintesi del percorso che la vita spirituale di ciascuno deve affrontare: evangelizzare le nostre zone d’ombra e di durezza, liberare tutta la luce sepolta in noi. In noi che siamo, assicura Gesù, luce del mondo. Guardate a lui e sarete raggianti e non avrete più volti oscuri, cantava il salmista.
Aveva iniziato in Galilea la sua predicazione con la bella notizia che il regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi, diceva, e credete che Lui è qui e guarisce la vita. Oggi il Vangelo mostra gli effetti della vicinanza di Dio: vedere il mondo in altra luce e reincantare la bellezza della vita.
Gesù porta i tre discepoli sopra un monte alto. La montagna è la terra che penetra nel cielo, il luogo dove si posa il primo raggio di sole e indugia l’ultimo; i monti sono, nella Bibbia, le fondamenta della terra e la vicinanza del cielo, il luogo che Dio sceglie per parlare e rivelarsi. E si trasfigurò davanti a loro. E le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. Anche la materia è travolta dalla luce. Pietro ne è sedotto, e prende la parola: che bello essere qui, Rabbì! Facciamo tre capanne. L’entusiasmo di Pietro, la sua esclamazione stupita: che bello! ci fanno capire che la fede per essere pane nutriente, per essere vigorosa, deve discendere
da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” gridato a pieno cuore. Avere fede è scoprire, insieme a Pietro, la bellezza del vivere, ridare gusto a ogni cosa che faccio, al mio svegliarmi al mattino, ai miei abbracci, al mio lavoro. Tutta la vita prende senso, ogni cosa è illuminata: il male e il buio non vinceranno, il fine della storia sarà positivo. Dio vi ha messo mano e non si tirerà indietro.
Ciò che seduce Pietro non è lo splendore del miracolo o il fascino dell’onnipotenza, ma la bellezza del volto di Gesù, immagine alta e pura del volto dell’uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio. Intuisce che la trasfigurazione non è un evento che riguarda Gesù solo, ma che si tratta di un paradigma che ci riguarda tutti e che anticipa il volto ultimo dell’uomo, è «il presente del nostro futuro» (come Tommaso d’Aquino chiama la speranza).
Infine il Padre prende la parola ma per scomparire dietro la parola del Figlio: «Ascoltate Lui». Sali sul monte per vedere e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltate Lui. Nostra vocazione è liberare, con gioiosa fatica, tutta la bellezza di Dio sepolta in noi. E il primo strumento per la liberazione della luce è l’ascolto della Parola.

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